È arrivato il momento di parlare di WrestleMania 41; o forse meglio dire, dei piani di TKO e di come il futuro della WWE sia in pericolo. Con analisi delle due serate e numeretti.
Per l’analisi della Hall Of Fame: Cliccate qui.
Ricordatevi di seguirmi su Facebook (qui), Instagram (quo) e X (qua) anche per rimanere aggiornati sulle uscite e sui prossimi appuntamenti.
Sono anche su Threads e Bluesky. Non ho anche un link diretto, appena lo creo lo incorporo al messaggio.
Potete trovare anche molti nuovi contenuti nella Newsletter. Vi potete iscrivere inserendo la vostra mail: Qui
Quando un evento sembra creare maggior interesse per quelli che sono gli elementi organizzativi piuttosto che la parte lottata, non è mai una buona premessa.
Anche se in questo caso l’evento non è stato del tutto negativo, ma se dovessi ripensarci l’anno prossimo, il focus sarà più su tutto quello che è significato piuttosto che quello che è accaduto.
Inizia a prendere piede la direzione che TKO ha in mente. Ed è una direzione che non ha prospettive allettanti.
Ho già potuto parlare su Instagram della questione biglietti, ma ci ritorno volentieri.
La WWE ha incrementato esponenzialmente i costi degli eventi e questa è una decisione che stabilisce un obiettivo ben preciso, quella di dare la sensazione che ogni evento sia qualcosa di più di uno show di wrestling.
Che è qualcosa che ha senso quando si parla di UFC o boxe, dove non hai una necessità narrativa dietro e puoi permetterti di dire al fan ‘anche se vieni solo una volta non cambia nulla’. Nel wrestling no, perché lo scopo è sempre stato quello di andare a portare i fan a seguirti in modo costante. La logica dei territori era quella di avere show settimanali a cui dovevi esserci, unito allo show TV che dovevi vedere. Ovvio che nel 2025 questo non lo puoi più fare e si è passati a un modello in cui il pubblico deve vedere settimanalmente lo show e quando il carrozzone è in zona andare ad assistervi dal vivo; perché la natura del pro wrestling è quella dell’entertainment, quella di generare un interesse costante.
Per questo i Network strapagano oggi le federazioni, per questo Netflix e Max pregano per il wrestling. Uno spettacolo a basso costo settimanale, che viene visto anche giorni dopo e che ti obbliga a una continuità.
Uccidere i Live Events togliendoli e alzando i prezzi porta all’esclusività dell’evento (che siano i PLE o puntate settimanali) a discapito della continuità.
Perché senza pubblico partecipe non hai il pro wrestling, ma se diventa esclusivo, qualcuno ci andrà magari una volta ma il bacino di pubblico non è così ampio da avere sempre gente, i dati di Netflix sono chiari.
Per questo si svaluta l’oggi per creare un’abitudine sul futuro. Danneggi gli spettatori oggi perché domani chi ci sarà non si ricorderà di com’era prima e spenderà settimanalmente tanto.
Il sottolineare il gate a ogni evento, senza permettere di fare un calcolo dei costi a persona, è una strategia che porta in questa direzione.
Ogni evento si deve portare dietro il marchio di importanza. Per questo stanno ostentando VIP.
Un po’ come le discoteche che mettono in mostra i nomi grossi per dare quell’idea di esclusività. Allo stesso modo TKO sta cercando di fingere di essere importante, di mostrare che i grandi nomi sono a vedere la WWE. Come per il gate, allo stesso modo si parla di solo alcuni nomi noti che sono fan: Vanessa Hudgens o Maculay Culkin. Altri sono lí perché pagati o perchè sponsorizzati da Netflix. Nulla di male, ma sottolinea lo scopo di TKO. Strategia che venne già usata in vari momenti di magra, come nel 1995. Quando avevi giocatori di football pagati milioni per avere il cappellino di WrestleMania. Ma senza successo. Questa volta funzionerà?
Il contraltare di questo è la scelta di schierarsi politicamente. Una strategia vincente per la UFC che fin da subito si è presentata come roccaforte MAGA, arrivando ad avere ospite fisso Donald Trump ai PPV.
Però il pubblico WWE non è quello UFC. Qui il pubblico non ha risposto bene a Tony Hinchcliffe e Dana White, noti sostenitori trumpiani. Cosí come ad Hulk Hogan durante il debutto su Netflix.
Per la prima volta abbiamo gente come Paul Levesque, Roman Reigns e CM Punk che hanno voluto farci sapere cosa hanno votato e la loro visione politica; in modo di schierare la federazione politicamente. I legami della WWE con una frangia specifica o l’Arabia, non sono un segreto.
Non dimentichiamoci del peggio. Pat McAfee che a ogni commento parla di politica; se la prende coi canadesi o dice a Raquel Rodriguez di parlare inglese.
Tutto questo avviene mentre si muove il progetto NXT: Mexico. Totalmente all’improvviso la notizia dell’acquisizione della AAA ha colpito il weekend. È una notizia che continua il progetto di Paul di cui sto parlando sul sito. [Settimana prossima il secondo appuntamento, per il primo Cliccate qui].
Una notizia che può portare a conseguenze parecchio pesanti per tutta la scena della Lucha Libre. Quello che NXT giallo e nero ha fatto alla scena indipendente o NXT: UK ha fatto a quella inglese. Assieme a WWE: ID saranno due elementi chiave per il futuro del wrestling. Lo approfondiremo più avanti senza dubbio perché le implicazioni sono molto profonde.
La forte impressione che ho avuto è che l’idea sia quella di tramutare Paul Levesque in Dana White. White è il volto della UFC. Padre e padrone dal punto di vista creativo, di ricerca di talenti e organizzativo. Levesque in questi giorni è stato ovunque. Seguendo un po’ la traiettoria dello scorso anno che ha sancito l’inizio del nuovo corso (vi rimando alla recensione di WrestleMania 40: Qui).
È quindi diventata la persona di riferimento, andando a soppiantare i veri protagonisti del weekend, i wrestler.
Come dicevo prima, non possiamo paragonare il wrestling alla UFC; avere un singolo uomo al comando, a livello mediatico può essere perfetto, ma dato che non è il brand il protagonista, quello che è il drawing power rimane essenziale ed è prima di tutto la storia di Cody Rhodes che cerca la vendetta a portare alla vendita dei biglietti e non il nome WWE.
E ora iniziamo a focalizzarci sulle due serate.
John Cena lotta da heel. Questa cosa non è scontata, nel senso che la struttura di un match cambia se tu sia heel o face e abbiamo spesso visto Roman Reigns lottare da face, nonostante dovesse essere heel. Il fatto di adattarsi al nuovo personaggio e abbracciare totalmente queste sfaccettature, racchiude il senso stesso della narrazione che questa run vuole dare.
In un match che vede nell’assenza di The Rock un fastidio e una conferma. Perché da tempo la voce che girava fosse che Dwayne avesse ancora avuto problemi con la dirigenza, la sua totale assenza è una conferma di questo; allo stesso tempo diventa un fastidio perché ha danneggiato la resa generale dell’incontro. Perchè cercava l’anima di Cody Rhodes? Perchè Cena ha accettato? Perché il Final Boss non è stato decisivo?
Travis Scott avrebbe dovuto svolgere questo ruolo ma non è un wrestler, quindi quello che succede è che la sua presenza è molto meno potente e lascia in sospeso tanto, come fu con Roman lo scorso anno.
Con questo incontro si chiude il turn di Cena, si completa il suo modo di porsi in ring ed entriamo nel secondo atto di questa run.
La speranza è che coincida con un cambio di presenza che possa offrirci qualcosa di più in termini di costanza.
Roman Reigns, CM Punk e Seth Rollins sono in un match che non sembra un ME. Senza ombra di dubbio è un bel match, la struttura dello stesso è perfetta e fedele alla narrazione; ovvero tutti gli elementi che si sono sviluppati nelle settimane precedenti trovano spazio perfetto al suo interno, con sequenze di lottato e momenti legati a Paul Heyman di forte impatto.
Però sembra un incontro che è stato pensato per dare ‘il contentino’ a Punk, per dargli il sogno del main event ma, è davvero un main?
Sicuro non è un match che ha una resa che possa in qualche modo andare a occupare il posto più alto della card dell’anno. Non ha lo stesso pathos o senso di chiusura che dovrebbe avere un match che occupa quello spazio. E nonostante la logica delle card non sia la stessa di 40 anni fa, rimane una distinzione importante da fare, perché la chiusura della serata deve lasciare qualcosa di grosso allo spettatore.
Per questo è uno di quei match che alimenta l’idea che due sere di Mania non siano necessarie, se non per gli introiti di TKO.
Voto a entrambi i match:
Passiamo alla nota dolente dei vincitori della Royal Rumble.
Gunther e Jey Uso cercano di ricreare la narrazione che ha reso il match per il titolo Intercontinental contro Sami Zayn perfetta; questo rimane il modo migliore, a oggi, per sconfiggere Gunther.
In teoria la spinta del pubblico avrebbe dovuto dare quel qualcosa in più a Jey per avere la forza di compiere l’impresa. Ma come ha detto Paul Levesque ‘di quello che dicono su internet ce ne freghiamo’ e dunque tutto questo non c’è stato, non preoccupandosi di provare a ricreare questa magia.
Nello specifico il finale che porta a una sottomissione è qualcosa di totalmente out of character per entrambi e non necessario, qualcosa che rovina tante possibilità narrative future. Nella sua resa scadente, il finale con tante finisher ripetute era perfetto. E Jimmy Uso? Non pervenuto, nonostante tassello fondamentale per la voglia di vendetta del fratello.
Charlotte Flair e Tiffany Stratton mettono in piedi il solito disastro della Flair.
Da un lato sono contento che in molti abbiano finalmente visto cosa si nasconde sotto la superficie, però non dimentichiamo che ha anche fatto dei match buoni (solitamente grazie alle avversarie). Dopo questa doverosa premessa, andiamo allo specifico di sabato notte.
Le due provano miseramente a fare un match ‘shoot style’, tra mille virgolette. Che tutto sommato è perfetto per la storia messa in piedi, cioè due che si odiano per davvero e quindi il modo narrativamente più efficace per renderlo è quello di portare colpi ‘reali’. Però i limiti sono sempre presenti, con una psicologia basica e un lavoro banalizzante nel cercare di dare un senso al finale, quell’ostentare il lavoro alla gamba per costuire la Figure 4 è appunto un modo semplice di sfruttare la psicologia del match. La lunghezza che si è sentita necessaria fare è davvero troppo e ha allungato il brodo di qualcosa che non necessitava di chissà che minutaggio, nonostante fosse titolato.
Voto a entrambi:
Per fortuna ci sono altri match femminili.
L’altra che invece ha dei limiti grossi è Bianca Belair che invece viene salvata da Iyo Sky e Rhea Ripley; non dovendo condurre lei il match, ma rimanendo una delle protagoniste, risalta. In questo modo ne esce in maniera impeccabile.
La narrazione aiuta a costruire quella che è la storia di un match che permette di esaltare tutti gli aspetti delle donne in campo.
L’agilità di Sky, in questo caso necessaria perchè più piccola delle altre nonostante lei non sia solo questo; la forza di Bianca che porta alle sue solite prove di forza; la potenza di Rhea, che le permette di essere valorizzata anche se a servizio delle altre.
L’idea con cui si è arrivati all’incontro è quella di una terza incomoda, come se tutto il focus fosse lo scontro Rhea/Bianca, il fatto che Sky mantenga rubando il pin dà valore alla scelta stessa della stipulazione perché permette di sottolineare il ruolo di Iyo e quello che è il focus essenziale del match.
È solo la storia pre match che salva Naomi e Jade Cargill; le due provano disperatamente a costruire un match convincente ma non riescono nella resa per evidenti limiti.
Il match per il titolo Tag Femminile è tutto costruito sull’hot tag e la sorpresa di vedere il ritorno di Becky Lynch.
C’è poco da dire in realtà. Perfetto nella sua dimensione di esaltazione del team face sfruttando gli elementi più classici di un tag match.
Voto a entrambi:
Il match migliore nell’undercard maschile rimane lo scontro per il titolo US tra Jacob Fatu e LA Knight; impeccabile narrativamente e sul ring. Il tutto nonostante il livello dovesse essere tenuto base per non danneggiare altri incontri. Ma una base ben fatta e con quel qualcosa in più.
Drew McIntyre e Demian Priest rispettano le aspettative. Cioè riescono a canalizzare quello che è l’odio tra i due nel match. Se dovessimo andare a paragonarlo con un altro incontro, è come quello che avrebbe dovuto esserci in Naomi e Jade. Quantomeno nella costruzione del lottato.
Andando cosí a sfruttare la gimmick vai a coprire i limiti (che nel caso di Priest ci sono, ma ben minori delle due wrestler) e permetti quindi che la storia di distruzione sia rappresentata egregiamente.
Voto a entrambi:
Passiamo al resto.
Chad Gable non sa lottare come Fenix; il grosso problema è la convinzione che lo stile Lucha sia solo svolazzi. Gable sarebbe perfetto per lottare in Messico ma nello stile di un Hechichero, per citare un nome noto, quindi andando a lavorare sulla storia tecnica della tradizione messicana.
Tenere invece il ritmo di un flyer come Fenix è difficile, soprattutto se tu ti prepari a Rey Mysterio, dunque la resa ne risente.
Discorso simile per Penta. Che viene costretto a lottare da flyer nonostante non lo sia e per questo la sua presenza è molto meno importante rispetto a quanto dovrebbe essere, limitata dal tempo e dal valore dato al singolo high spot.
Match con un classico schema da Fatal-4 che protegge Bron Breakker e intanto Dominik e Finn Balor costruiscono il loro futuro feud. Questo protegge il match, dato che è limitato per motivi di card.
L’inganno Logan Paul sembra essere scoperto e la sua totale assenza di struttura porta a un match piatto, senza particolari guizzi. AJ Styles come altri in passato prova a rendere il tutto convincente, ma non riesce, l’effetto novità è sparito e quello che rimane è un influencer che gioca a fare il wrestler.
Joe Hendry si ritrova come vittima di Randy Orton; da un lato l’esposizione e il riconoscimento dato a Hendry è sicuramente importante, dall’altro lato la durata del match e quella che è l’impostazione del personaggio di Joe, lo pone in bilico tra il serio e il faceto. Solo il futuro ci dirà da che parte saremo.
Voto a questo gruppo:
Concludiamo con i New Day e Viking Raiders che fanno il compitino, al di sotto del livello base tag.
Senza voto.
Ricordatevi di seguirmi su Facebook (qui), Instagram (quo) e X (qua) anche per rimanere aggiornati sulle uscite e sui prossimi appuntamenti.
Sono anche su Threads e Bluesky. Non ho anche un link diretto, appena lo creo lo incorporo al messaggio.
Potete trovare anche molti nuovi contenuti nella Newsletter. Vi potete iscrivere inserendo la vostra mail: Qui
Alessio Garbini